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Grigio asinello, paziente
Grigio asinello paziente
che, stremato sotto il sole cocente,
giravi. giravi. intorno al pozzo
dell'assetato orto, vicino al mare
col pesante basto addosso..
Flash di memoria remota:
spingevi l'asse della ruota
che alzava secchielli gocciolanti;
scrosci d'acqua che cadevano nel fosso.
Magro asinello schiavo,
con dolce pena ti guardavo:
mosse lente, sempre uguali,
cerchi di passi uno sull'altro
all'alba al torrido tramonto.
Stretto orizzonte
di zoccoli e di impronte.
Ogni giorno, sull'assolata via
che portava al sottopasso della vecchia ferrovia
ti passavo accanto e, per un momento,
prendevo un po' della Tua tristezza,
per farti compagnia.
Dall'orto, dietro ai bagni Pino,
colla testa bassa, sotto il giogo chino,

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tu non mi vedevi, ma certo mi sentivi,
e spostando le orecchie di velluto,
attento, mi seguivi.
Stanco asinello triste e muto,
forse ascoltavi il tonfo delle onde,
lontana, unica variante
al tuo vano girotondo.
Spingevi sull'arido quadrante,
con dura e monotona fatica,
la pesante asta dei minuti
del lento orologio della vita.
Battevi con cadenze regolari,
un tempo che fluiva in piccoli canali:
freschi e fugaci ruscelli
subito succhiati dalla sete dell'argilla.
Fiori e frutti (che non potevi vedere)
nascevano dal tuo sforzo incessante
Tu però seguivi, senza sapere,
l'inutile orizzonte
di zoccoli e di impronte.
Caro asinello paziente,
della mia prima giovinezza,
che giravi, giravi invano, intorno al pozzo,
forse, un po' di quella Tua tristezza,
piange ancora
nella parte più segreta del mio cuore.
Maria Ivana Trevisani |