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Bau, l'allegro cagnolino


Un giorno Filippo e Nicoletta ricevettero un regalo che li rese felici come un re e una regina. Si trattava di un cagnolino bianco e marrone, dai grandi occhi maliziosi e la codina sempre in movimento per dimostrare la sua gioia.
I bambini si divertivano con Bau - era questo il nome che gli avevano dato a motivo del suo colore - e se ne prendevano cura così bene che si sarebbe potuto scambiare per il cane di un gran signore.
Un cucciolo deve imparare a ubbidire; per questo bisogna ammaestrarlo. La prima cosa da insegnare a Bau fu di cercare di non svegliare tutta la casa alle quattro del mattino. Egli avrebbe voluto che qualcuno si occupasse di lui a quell'ora! Filippo e Nicoletta fecero la predica a Bau: ci tenevano al loro sonno mattutino. Ma il cane continuava ad abbaiare rumorosamente davanti alla porta della cucina non appena sentiva che c'era qualcuno all'interno. Sembrava che avesse sempre paura di essere dimenticato!
Fu necessario insegnargli a dormire nel suo paniere. Spesso si sistemava nella cassetta del carbone! È facile immaginare a che cosa somigliasse il suo pelo dopo quel trattamento! Dopo un certo tempo gli cominciò a piacere dormire nel suo paniere.
Gli furono insegnate svariate cose: sdraiarsi, accucciarsi, oppure porgere la zampa per salutare quando glielo chiedevano. Gli piaceva tanto l'uva secca: bastava promettergliela e si poteva esigere da lui qualsiasi cosa. Quando qualcuno gli faceva un complimento, agitava la coda tutto contento.
Un giorno Bau scorse una gallina nel cortile. « Che ci sta a fare qui? >> pensò. « Come ha osato entrare nella proprietà del mio padrone? Le farò vedere che il cortile non è suo! >>. E decise di scacciarla. Il meno che si possa dire è che non si formalizzò; insomma... finì per ucciderla!
La padrona di casa gli mostrò la gallina morta e lo rimproverò con severità. Lui abbassò la coda, tese la zampa con l'intenzione di fare la pace; la padrona, però, non rispose alla sua zampata. Lui ripeté il gesto, ma senza successo. Avvilito si allontanò a sparì per alcune ore.
Quando ritornò appariva turbato e sembrava voler chiedere perdono. Tese di nuovo la zampa. Finalmente la sua padrona l'afferrò. Da quel giorno Bau non fece mai più del male alle galline del cortile, anzi divenne il loro protettore. Se una gallina scappava, Bau le girava lentamente intorno e la riconduceva al suo posto.
Il cane crebbe rapidamente. Gli piaceva giocare con i bambini. Filippo gli porgeva un sacco e lo tirava indietro proprio quando il cane stava per afferrarlo. Quando il cane aveva preso il sacco, toccava al ragazzo cercare di strapparglielo. A Bau piaceva anche giocare a nascondino, ma aveva le sue regole: voleva essere sempre lui a cercare gli altri. A volte i ragazzi si nascondevano dietro una porta del garage, sotto una panca, sul tetto del pollaio o altrove. Il cane non rinunciava mai: finiva sempre col trovarli. Dopodichè manifestava la sua gioia abbaiando e saltando.
Un giorno i ragazzi stavano giocando in giardino e Nicoletta raccontava una barzelletta. Filippo si torceva dalle risate e la gomma americana che stava masticando gli uscì dalla bocca. Bau la prese e cominciò a masticarla, ma poi la sputò ringhiando. Poi la riprese e cercò di inghiottirla. Stesso risultato, Sputò e ringhiò più di prima. I ragazzi si divertivano un sacco a vedere la sua reazione di fronte a questo strano materiale, La mamma li chiamò per la cena ed essi non seppero mai se il cane avesse finalmente ingoiato la gomma o se l'avesse abbandonata da qualche parte.
Se qualcuno si avvicinava alla casa, Bau drizzava le orecchie. I membri della famiglia e gli amici ricevevano un'accoglienza calorosa: il cane non abbaiava mai in questo caso, Quando venivano delle persone sconosciute, si teneva a distanza e avvertiva del loro arrivo abbaiando più forte che mai. Smetteva di abbaiare solo se uno di noi appariva sulla porta. Ma in certi casi neppure la nostra presenza lo calmava. Impediva alle persone di arrivare fino alla casa, e ci obbligava ad andare loro incontro nel giardino. Per molto tempo ci siamo chiesti perché accogliesse in modo così diverso i visitatori; e la cosa non dipendeva né dall'età, né dall'abbigliamento.
Un' giorno non ci furono più segreti. Un rappresentante vestito molto bene entrò nella nostra proprietà con la sigaretta in bocca. Bau lo respinse a viva forza fino alla sua macchina. Dopo un po' l'uomo gettò la sigaretta e fece un altro tentativo. Il cane si limitò ad abbaiare tenendosi a distanza. Aveva perduto la sua aggressività. Sembrava avere adottato la parola d'ordine: « Si prega di non fumare »,

A. O. Dart

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