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Uno strano letto
Il nonno ha condotto la nonna e i gemelli a fare una lunga passeggiata in campagna. Il sole risplende dopo una mattinata un po' fresca. Dopo aver camminato parecchio, tutti e quattro si sono sistemati in un angolo tranquillo, abbastanza lontano dalla strada.
Il picnic è stato eccellente, perché la nonna conosce a meraviglia l'arte di preparare deliziose provviste; così le passeggiate sono piacevoli sotto ogni punto di vista.
Dopo pranzo, i bambini, Mariella ed Enrico, si sono divertiti un po' a correre nel prato, poi sono tornati dalla nonna, che ha steso una coperta sull'erba per farli riposare. Enrico rivolto alla nonna, chiede:
- Senti, nonna, ci racconteresti una storiella, per favore?
- E' troppo presto per continuare quella che vi racconto tutti i giorni quando andate a dormire, risponde lei.
- Oh! Nonna, supplica Enrico, proprio una piccola storia! Mi piacciono così tanto le tue storie che ti ascolterei per tutta la giornata!
Allora la nonna cede e comincia:
- Vedendo i cavalli nel prato, laggiù, ricordo una piccola avventura che avvenne alcuni anni fa.
- Che bello! Una storia di cavalli! Interrompe Enrico, entusiasta.
- Sì, in questa storia si parla di due cavalli. Uno si chiama Macchietta, per via delle macchie che ha sul manto, e l'altro Biancone per il suo colore. Allora, non esistevano i trattori e le macchine agricole. Non potete immaginare quanto tempo occorresse per lavorare un campo della grandezza del prato che avete davanti!
A quel tempo, si vedevano solo aratri tirati dai cavalli. Il fattore, dietro all'aratro, conduceva il tiro composto generalmente da due cavalli. Era importante che i solchi fossero tracciati il più possibile diritti. Per fare questo, il contadino piantava un piolo alle due estremità del campo e vi attaccava un cencio che serviva da punto di riferimento. Un giorno, un contadino, per lavorare il campo situato vicino alla sua fattoria, autorizzò il suo bambino di quattro anni, che si chiamava Gianni, ad accompagnarlo. Il bambino non se lo fece dire due volte!
La mamma, d'altra parte, era molto contenta quando suo marito si occupava del figlio; sapeva che il bambino era in buone mani e poteva dedicarsi di più alle sue due figlie più piccole.
 Vicino al portone, i cavalli attendevano, il padrone mise il bambino sul largo dorso di Biancone, il cavallo bianco, prima di salire su Macchietta; e si misero in cammino verso il campo. Per un po' Gianni trotterellò nei solchi dietro al padre, ma poi le sue gambette si stancarono, e non poté più seguire i cavalli. Alla fine il bambino preferì andarsene a giocare all'ombra di un grande albero.
Con calma, i cavalli tiravano l'aratro da un capo all'altro del campo. Stavano per raggiungere il luogo in cui, alcuni minuti prima, si era seduto il bambino, quando il padre notò l'assenza di suo figlio. Forse era tornato a casa. Allora, il cavallo bianco, che camminava nel solco, si fermò e rifiutò di andare avanti. Il padre lasciò l'aratro e tentò di guidare egli stesso Biancone. Ma niente da fare!
La nonna interrompe la sua storia:
- Bambini miei, sapete perché il cavallo non voleva andare avanti?
E i gemelli rispondono:
- Forse perché Gianni si era coricato nel solco?
- Proprio così! Dormiva tranquillamente. Stanco di giocare da solo, il bambino aveva voluto tornare da suo padre, ma siccome era stanco, si era lasciato cader per terra e si era addormentato subito.
- Avrebbe potuto essere calpestato dai cavalli, dice Enrico.
- Com'è stato buono quel cavallo bianco, pensa Mariella. È bella questa storia, nonna! Ma è esistito davvero questo Gianni? L'hai conosciuto?
- Lo credo bene! Interviene il nonno.
E la nonna ride di cuore:
- Sì! Sì, l'ho conosciuto; è laggiù, il Gianni della nostra storia, dice guardando in direzione del marito.
- Era il nonno? Domandano i gemelli. Allora, per noi questa storia è ancora più bella!
Iris W. |