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Non avendo trovato per ora una storia sulle oche ve ne racconto una sulle anatre, appena possibile rimedierò.
Se tu ne conosci una spediscimela, la inserirò subito.
Nonna Sara

Mamma Anatra parte

Mamma Anatra veglia sul suo nido, sulle rive di uno stagno nascosto sui monti, quando deve allontanarsi per un po' di tempo lo ricopre con la lanugine che trae dalle sue piume.
Da un po' di tempo non è caduta neppure una goccia d'acqua nella regione, e mamma Anatra guarda preoccupata il livello dello stagno che si abbassa.
Allora si mette in cerca di un altro stagno; ma come trasportare le uova? Decide di aspettare.
Finalmente, un bel mattino, i pulcini fanno la loro comparsa. Sono là, raccolti nel nido, come dieci piccole palline piumose e chiazzate; dieci minuscoli cuscini di peluche giallo. Ma la situazione è critica perché nel frattempo lo stagno si è completamente prosciugato. Adesso per loro è necessaria l'acqua: è una questione di vita o di morte! Perché mai la pioggia si rifiuta di cadere? Per alcune ore dopo la nascita possono fare ancora del cibo; ma poi devono assolutamente mangiare. Lo stagno più vicino si trova a oltre cinquecento metri. " I miei piccoli avranno la forza di sopportare un viaggio così lungo? " si chiede la mamma Anatra. " Riusciranno a sfuggire ai tanti pericoli che dovranno affrontare: falchi, volpi, serpenti? ". Nonostante queste preoccupazioni bisogna assolutamente traslocare.
Appena i piccoli anatroccoli sono asciutti la loro madre li conduce nell'erba alta dei campi. Traballano, cadono pesantemente e mugolano cercando di aprirsi un varco. I fili d'erba, più alti, sbarrano loro la strada.
Durnte il viaggio la madre con un occhio veglia sui suoi piccoli - tutti e dieci nello stesso tempo - e, con l'altro, si guarda attorno, perché il nemico può sopraggiungere da qualsiasi parte. Finalmente raggiungono la collinetta dove si riposano sotto alcuni cespugli, uno degli anatroccoli - il più debole - è così stanco che sembra avere scarse possibilità di raggiungere lo stagno vicino.

Dopo un po' un " Qua-qua " sommesso dà il segnale di partenza e la famiglia riprende il cammino dondolando e schiamazzando. In breve si trovano di fronte a una radura. Attenzione ai falchi! Mamma Anatra scruta il cielo, guardando in tutte le direzioni prima di andare avanti. Siccome non nota alcun pericolo, si mette a capo della piccola truppa. Gli anatroccoli trotterellano coraggiosamente; i più forti riescono a seguirla senza farsi distanziare, mentre gli altri procedono più lentamente. A poco a poco, la colonna si allunga, il meno robusto arranca alcuni metri indietro rispetto agli altri.
All'improvviso, un grande falco sorvola il terreno e si getta in picchiata dritto su di loro.
-Abbassate la testa; appiattitevi! Si raccomanda mamma Anatra in un soffio. I piccoli batuffoli gialli si schiacciano al suolo. Ma l'ultimo della fila, che non ha sentito niente, continua a dondolarsi e a tendere il collo in avanti. Il falco lo afferra in pieno volo con i suoi artigli possenti. La madre può solo assistere impotente alla scena; col cuore colmo di dolore vede l'uccello da preda portare via il suo piccino e sparire.

Si affretta a radunare i nove anatroccoli sotto alcuni cespugli. Là finalmente, possono riposare un poco! Poi il viaggio prosegue per più di un ora. Sono al sicuro e lo stagno non è molto lontano. I piccoli, però, appaiono esausti. La famiglia si ferma di nuovo per alcuni istanti, c'è ancora un ultimo ostacolo: attraversare un sentiero di campagna molto accidentato.
-Avanti! Da ogni lato ci sono delle rotaie molto profonde. Quattro anatroccoli cadono nella prima; gli altri cinque riescono ad evitarla, ma solo per precipitare nella seguente. È terribile! Sono troppo deboli per risalire da soli. Mamma Anatra corre disperatamente dall'uno all'altro cercando di tirarli fuori, ma invano!
All'improvviso appare il nemico più terribile secondo lei: l'uomo.
Senza esitare si getta ai suoi piedi. Non pensate che lo faccia per implorare pietà: no. Fa così per sembrare ferita, per attirare l'attenzione dell'uomo. In questo modo, egli forse non farà del male ai suoi piccoli. L'uomo conosce questo stratagemma dell'anatra e non degna la madre neppure di uno sguardo. Invece si guarda attorno e presto scopre i nove minuscoli batuffoli di piuma dagli occhi chiari. Gli anatroccoli cercano di rannicchiarsi nelle rotaie. L'uomo li prende e li sistema nel suo cappello. La povera madre si agita disperatamente: quel tiranno distruggerà la sua covata!
Il " mostro senza cuore" si avvicina al bordo dello stagno; si china. Ma allora che fa?... un attimo dopo gli anatroccoli nuotano tranquillamente nell'acqua. La madre si affretta a raggrupparli. Con un energico "Qua-qua" li raduna intorno a se. Non capisce che quell'uomo è un amico e non un nemico: gli esseri umani troppo spesso hanno dimostrato di essere malvagi, ed essa ha finito col temerli tutti quanti.
In quello stagno gli anatroccoli possono crescere e irrobustirsi e in poco tempo imparano a volare e tuffarsi.

 E. Thompson-Seton

Oca

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