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La raccolta delle more


Era il tempo delle more e la mamma voleva fare delle marmellate e metterne alcune in conserva per l'inverno. Il tempo sembrava promettere bene, ed ella propose che tutta la famiglia si recasse a raccogliere le more.
- Credi che potremo andare questo pomeriggio? Domandò a papà.
- Si, ma a patto che siamo di ritorno in tempo per munger le mucche. Ma se ognuno sii dà da fare, faremo una buona raccolta.
- Noi vi aiuteremo, lo promettiamo! Assicurarono i bambini.
Dopo il pranzo di mezzogiorno - che quel giorno venne consumato un po' prima del solito- i ragazzi si affrettarono a portare i loro piccoli secchi accuratamente puliti. La mamma aveva preparato una tisana di tiglio rinfrescante, poiché la giornata era calda; aveva anche tirato fuori dei cappelli per proteggersi dal sole. Infine, si era munita di due recipienti di plastica: sarebbe stato perfetto se fosse stato possibile riempirli quel pomeriggio!
Giunti sul luogo della raccolta, si misero tutti al lavoro con entusiasmo. Ma dopo un po', i bambini si accorsero che la cosa era meno divertente di quanto avessero immaginato. I cespugli erano coperti di spine appuntite che graffiavano le braccia e le gambe; eppoi, le bacche erano piccole e bisognava coglierne molte per riempire un secchio. I due fratelli maggiori erano tutti presi dal lavoro e chiacchieravano allegramente; ma il piccolo Federico, invece, preferiva mangiare le more via vi che le raccoglieva.
Alla fine il papà chiamò:

- Adesso bisogna tornare a casa. Chi ha riempito il suo secchio?
- Federico guardò dentro il suo secchio: non c'era neanche una mora! Era troppo tardi, adesso, per pensare a raccoglierne.
"Che cosa diranno?" si domandò.
Lentamente, raggiunse il resto della famiglia. I suoi due fratelli mostravano orgogliosi i loro recipienti ben colmi.
- Che cosa c'è, Federico? Domandò la mamma vedendo l'espressione confusa del bambino.
- Non occorre chiederglielo, commentò papà. Guarda il suo viso: è tutto blu di succo di more.
E cominciarono a scherzare sul bambino e sulla sua golosità.
- Prima di tornare a casa. Berremo un poco di tisana, propose la mamma; tutti acconsentirono con piacere.
Sulla via del ritorno, ella notò che Federico era più calmo del solito.
- Non ti senti bene? Domandò.
- Ho mal di pancia, mormorò il bambino posandosi al manina sullo stomaco.
- Non solo hai mangiato troppe more, osservò la mamma, ma hai anche bevuto toppa tisana. Non sarà facile digerire il miscuglio. Siediti un momento finché non ti senti meglio.
Ma il malessere aumentava sempre più. Povero Federico! Come avrebbe voluto vederle nel secchio, quelle orribili more, piuttosto che sentirle tutte sullo stomaco! Si sentiva tanto male e non potè assaggiare la cena: un'ottima cena che la mamma aveva preparato con una cura speciale per festeggiare quella giornata.
L'indomani, la mamma mise le more nei recipienti per conservarle e preparò alcuni barattoli di marmellata, casa che piacque molto ai ragazzi. Ma Federico sentiva uno strano fastidio allo stomaco ogni volta che sentiva semplicemente pronunciare la parola "more".

C.S

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